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Andrea Pietroboni nasce a Roma nel 1963. Dopo la maturità scientifica decide di iscriversi alla Facoltà di Architettura. Deve presto, però, interrompere gli studi per occuparsi dell’impresa di famiglia. Gli impegni lavorativi non gli impediscono di dedicarsi alla sua vera grande passione, la fotografia. Dall’iniziale prima fase di lavoro dedicata in prevalenza ai fiori passa in seguito a un periodo nel quale i soggetti dei suoi scatti sono le opere architettoniche, forse per un inconsapevole omaggio al suo periodo di studi universitari. Piano piano la sua attenzione si focalizza sulla natura. Inizialmente quella dell’Alaska, con i suoi scenari mozzafiato caratterizzati da ghiacciai, foreste, fiumi e una fauna libera e selvatica. In seguito il cuore della sua ricerca estetica diventa la natura selvaggia e incantata del Sudafrica. La straordinaria sensibilità di Pietroboni gli consente di ritrarre la bellezza e le contraddizioni del Paese, con un’umanità vivace e dolente e una fauna ritratta nella sua bellezza anche nei momenti dell’ aspra lotta per la sopravvivenza. Bambini dallo sguardo triste e dalle treccine splendenti alla luce del sole, elefanti dalle proboscidi popolate di increspature che catturano fasci di luce, leoni che pigramente scrollano la criniera con una voluttà tutta umana, leopardi che minacciosamente si acquattano tra i cespugli della fitta vegetazione. L’occhio di Pietroboni, potenziato dalla sua macchina fotografica cattura la vita africana e la restituisce innervando la natura selvaggia di un tocco artistico personale ed entusiasmante che lo rendono un protagonista originale e unico nel panorama della fotografia contemporanea.



Lo sguardo del fotografo romano Andrea Pietroboni si posa sulla realtà africana con delicatezza e umiltà; l’artista fissa momenti di dura e affascinante vita, condivide dolori e gioie dell’umanità e della fauna ritratta, si cala nella quotidianità del continente nero sentendo il respiro della terra e l’urgenza della lotta per la sopravvivenza. Evitando gli stereotipi Pietroboni immortala tanto le verità più evidenti e conosciute quanto gli aspetti più nascosti e misteriosi dell’Africa sottolineandone  asprezze e contraddizioni. Il suo obbiettivo cattura la luce del sole africano. E’ la luce, infatti, a essere la protagonista assoluta delle fotografie di Pietroboni. Una luce concreta e mentale che illumina un continente incontaminato evidenziandone aspetti inediti e sorprendenti. E’ un luce che crea mille riflessi sui capelli legati nelle infinite treccine di una bambina, un luce che trasforma i rami di una pianta in cangianti filamenti giallo-oro, una  luce che bagna dolcemente le increspature della proboscide di un elefante. In queste fotografie l’Africa è vista attraverso il lento e maestoso scrollare la criniera di un leone, lo sguardo triste e profondo di un bambino, l’incedere sinuoso e inquietante di un leopardo nella fitta vegetazione, i dettagli delle zanne e della proboscide di un elefante. L’artista romano gioca anche con le mutazioni favolose grazie alle quali il movimento di un leone per liberarsi dalle fastidiose mosche che lo assillano ricorda il gesto voluttuoso di una fanciulla che uscendo dalle acque scuote i propri capelli al vento, un albero dalle molteplici ramificazioni si riflette nel bacino d’acqua sottostante rievocando alcuni giochi ottici dei dipinti di Salvador Dalì, le increspature e i solchi di una proboscide (come gli anelli del fusto di un albero) diventano il ricordo degli anni e di una cultura antichissima e attuale. Nelle immagini di Pietroboni l’odore della vita si confonde al puzzo della morte, l’innocenza dell’infanzia alla saggezza della vecchiaia, la rapidità di un felino alla calma inesorabile di un pachiderma. 



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